23/09/2016 | by Redazione
Il referendum per i Giochi che ribalta gli schieramenti (con i 5 Stelle contrari)

Roma Siccome è nella natura umana appigliarsi a qualunque cosa quando tutto sembra perduto, ecco che quella parolina prima snobbata da tutti, «referendum», ha preso a correre di bocca in bocca. Di fronte alla domanda di Radio anch’ io circa l’ eventualità di consultare i cittadini romani sulle Olimpiadi, Giovanni Malagò risponde: «Andava fatto prima. […]

Roma Siccome è nella natura umana appigliarsi a qualunque cosa quando tutto sembra perduto, ecco che quella parolina prima snobbata da tutti, «referendum», ha preso a correre di bocca in bocca. Di fronte alla domanda di Radio anch’ io circa l’ eventualità di consultare i cittadini romani sulle Olimpiadi, Giovanni Malagò risponde: «Andava fatto prima. Ma non abbiamo problemi a confrontarci anche perché sappiamo benissimo che i numeri sono a nostro favore».
Non si capisce perché, allora, quando c’ era, il presidente del Coni abbia fatto la guerra al referendum proposto dal segretario dei Radicali italiani Riccardo Magi, arrivando a presentare un ricorso al Tar del Lazio. E con uno degli avvocati amministrativisti più abili ed esperti sulla piazza: Angelo Clarizia.
Ma non è stato l’ unico. Gli hanno messo tali e tanti bastoni fra le ruote, grazie anche al fattivo contributo della burocrazia comunale, che con le ferie estive incombenti i radicali sono riusciti a raccogliere solo 10 mila firme sulle 28 mila che erano necessarie.
Non si astengono dal contrastare il referendum proprio i paladini della democrazia diretta. Quelli del Movimento 5 stelle partono addirittura promettendo il «Sì». «Sosterremo la candidatura se vinceremo a Roma», garantisce Luigi Di Maio a Lilli Gruber il 15 dicembre 2015 durante la trasmissione Otto e mezzo . Poi il 25 febbraio Virginia Raggi annuncia: «Vogliamo che siano i romani a decidere». La prospettiva continua a galleggiare per mesi. Poi l’ idea scompare improvvisamente dai radar grillini. E si afferma la linea che i romani hanno già votato sulle Olimpiadi. Al ballottaggio. Una lettera con cui il 28 luglio Magi chiede a Virginia Raggi di predisporre sollecitamente il necessario per la raccolta elettronica delle firme, come previsto dalle norme, non ha mai avuto risposta.
Il candidato del Pd Roberto Giachetti, ex radicale, a parole sostiene la consultazione. Il partito invece no. A sinistra solo Stefano Fassina lo appoggia apertamente. Mentre nel centrodestra perlopiù balbettano.
Lo schema non cambia neppure quando è pressoché certo che sarà «No». Il Coni presenta il ricorso al Tar contro il referendum il 27 giugno 2016, quando Virginia Raggi è sindaca da otto giorni. Senza immaginare che sta contribuendo così a bloccare l’ unica possibilità di ribaltare una sconfitta inevitabile.
Così il giorno dopo è il momento della recriminazione.
Tutti si scoprono referendari.
Matteo Renzi ricorda che Virginia Raggi l’ aveva promesso e il senatore del Pd Franco Mirabelli le rinfaccia (al pari del leader della Destra Francesco Storace) di non aver rispettato la promessa. Fabio Rampelli di Fratelli d’ Italia invoca una consultazione lampo. Idem il segretario dell’ Idv Ignazio Messina. E la marea monta.
C’ è nel Pd chi pensa a denunce alla Corte dei conti, e chi a impugnare il «No» davanti al solito Tar. Ma qualcuno argomenta che il referendum ormai morto potrebbe tecnicamente rivivere. Con un quesito nuovo però: contro la mozione grillina in Comune. Teoricamente ci sono anche i tempi.
Fermo restando che l’ ammissibilità dovrebbe essere giudicata da una commissione di cui fanno parte, oltre a tre esperti, anche segretario generale del Comune e capo di gabinetto del sindaco. Che però non ci sono. Ma tant’ è. Finché c’ è vita c’ è speranza.

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